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    Evernote è una delle soluzioni più diffuse per la creazione e la gestione di annotazioni. È disponibile sia per Windows che per Mac oltre che per device mobile e sincronizza in maniera automatica le note e gli allegati via Internet. La versione di base gratuita prevede alcune limitazioni es. Per servirtene, collegati alla pagina di download del programma ed attendi che lo scaricamento del software venga avviato e portato a termine.

    A download ultimato, se stai usando Windows apri il file. Seleziona la casella Accetto i termini del contratto di licenza e clicca su Installa. Porta poi a termine il setup pigiando su Termina. Se invece quello che stai usando è un Mac, apri il pacchetto. Ora, a prescindere dal sistema operativo impiegato, compila i campi Email: e Password: nella finestra del programma con i dati richiesti e premi su Registrati per registrare un account per usufruire del servizio.

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    Interessante anche in questo software la possibilità di sfruttare un player video interno. MyFilms: importa informazioni automaticamente da IMDB, aggiunge automaticamente i film alla lista tramite la selezione della cartella predefinita dove si trovano i video , mostra classifiche, permette di vedere i video e tanto altro.

    Un modello positivoè dato dal popolo sami in Finlandia,che, pur facendo parte dello stato finlandese,gode di autonomia in un parlamento cheha strutture democratiche e che segue proceduredemocratiche. Non è quindi necessario che ci sia alcunacontraddizione tra il rispetto per la differenzaculturale e quello per i diritti umani elo sviluppo. Mito 4. Non esistono prove che indicanoun nesso evidente, positivo o negativo, tra ladiversità culturale e lo sviluppo.

    Ma nonostante non si possa negare chemolte società eterogenee hanno bassi livellidi reddito e di sviluppo umano, non ci sonoprove che indicano che questo è collegatocon la diversità culturale. Mito 5. La risposta è nuovamente no. Ma non esiste alcuna analisi econometricao storia che convalidi queste teorie. Queste teorie, sebbene convincentinella spiegazione del passato, si sono sempredimostrate errate nella predizione delfuturo.

    Ma questi elementi non forniscono una teoriacompleta sulla cultura e lo sviluppo. Peresempio, nella spiegazione dei tassi di crescitaeconomica vengono considerati fattoriassai pertinenti la politica economica, lageografia e il peso delle malattie. Ma la cultura,per esempio, che una società sia indù omusulmana, viene considerata un fattore insignificante. Lo stesso vale per la democrazia.

    A tal proposito ci sono buone ragioniper essere scettici.

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    Platone e Agostino nonerano meno autoritari nel loro pensiero rispettoa Confucio e Kautilya. I difensoridella democrazia erano presenti non soltantoin Europa ma anche altrove. I propositi di utilizzare un processodecisionale partecipativo relativamen-Una nuova ondatadi determinismoculturale stainiziando aimperversare.

    Tuttoquesto ignora il fatto che, sebbene ci possaessere una notevole continuità nei valori enelle tradizioni delle società, anche le culturevariano e raramente sono omogenee. Ovunque si sono verificati cambiamentiradicali nelle pratiche sociali, dai cattoliciin Cile ai musulmani nel Bangladesh aibuddisti in Thailandia.

    A causa delle loro pericolose implicazionipolitiche, le teorie sul determinismo culturalemeritano un giudizio critico. Le identità culturali delle persone devonoessere riconosciute e accettate dallo stato, ele persone devono essere libere di esprimerele proprie identità senza essere discriminatenegli altri aspetti della loro vita.

    In pratica esistono due forme diesclusione culturale. Entrambi i tipi di esclusione sono presentiin modo massiccio in tutti i continenti,ad ogni livello dello sviluppo, nelle democraziee negli stati autoritari.

    Poiesistono le restrizioni formali relative allapratica della religione, della lingua e dellacittadinanza. Ilatinoamericani di origine europea spessosono orgogliosi di essere antirazzisti e delfatto che lo sono anche i loro paesi. Questo vale soprattuttoper la lingua.

    Molti gruppi, in particolarmodo le grandi minoranze come i curdi inTurchia e il popolo indigeno in Guatemala,vengono esclusi dalla partecipazione politicae dalle opportunità economiche poichélo stato non riconosce ufficialmente le lorolingue nelle scuole, nei tribunali e in altricontesti pubblici.

    Nessuna delle politiche è utopistica. La sua promozionedovrebbe essere al centro delle preoccupazionidei governi, persino laddove non esistonopolitiche esplicite di persecuzione odiscriminazione. Questo non si è verificato. Per ampliare le libertà culturali sono necessariepolitiche esplicite che risolvano lenegazioni della libertà culturale — ossia lepolitiche multiculturali.

    Per fare questo, glistati devono riconoscere le differenze culturalinelle proprie costituzioni, leggi e istituzioni. Essi devono anche formulare politi-Numerosi modelliemergenti didemocraziamulticulturaleforniscono tecnicheefficaci dicondivisione delpotere tra gruppiculturalmentediversi. E questo deveessere fatto in maniera da non contrastaregli altri obiettivi e strategie dello sviluppoumano, come il consolidamento della democrazia,la creazione di uno stato competentee la garanzia di eque opportunità pertutti i cittadini.

    Questo Rapporto si concentra in particolarmodo su cinque aree fondamentali dipertinenza della politica: partecipazionepolitica, religione, accesso alla giustizia, linguae accesso alle opportunità socioeconomiche. A questo riguardo, la democratizzazione sirivelerebbe un primo passo fondamentale. Non stupisce il fattoche molte minoranze si oppongano a un regimeestraneo e tirannico e vadano alla ricercadi un maggiore potere politico.

    Numerosi modelli emergenti di democraziamulticulturale forniscono tecnicheefficaci di condivisione del potere tra gruppiculturalmente diversi. In Nuova Zelanda, le riforme elettoralihanno risolto il problema cronico della rappresentanzainsufficiente dei maori.

    Le intese federali rappresentano un approccioimportante alla condivisione delpotere. Quasi tutti i paesi eterogenei dalpunto di vista etnico, che sono anche democraziedi lunga data, possiedono intese federaliasimmetriche in cui non tutte le sottounitàdello stato federale hanno gli stessi poteri.

    Questo tipo di intesa replica in modopiù flessibile alle necessità dei diversi gruppi. Alcuni popoli indigeni, come gli inuit inCanada, hanno anche avviato le trattativeper ottenere territori indipendenti. Se queste intese vengono introdottecon sufficiente anticipo, nel momento incui le tensioni cominciano a salire possonoprevenire il conflitto violento.

    Politiche che garantiscano la libertàreligiosaMolte minoranze religiose subiscono varieforme di esclusione, dovute, a volte, auna soppressione della libertà religiosa o alladiscriminazione verso quel dato gruppo —un problema particolarmente diffuso neipaesi confessionali dove lo stato sostieneuna religione di stato. O ancora, i regolamenti urbanisticipossono essere in disaccordo con le pratichedi sepoltura di una minoranza.

    Questi tipi di conflitti possono sorgerepersino negli stati laici con forti istituzionidemocratiche che proteggono i diritti civilie politici. Alcune pratiche religiose non sonodifficili da accettare, ma spesso esse presentanoscelte e compromessi problematici. È più probabile che questi obiettivivengano raggiunti da stati laici e democratici,dove lo stato stabilisce di accettare inmodo ragionevole le pratiche religiose, dovetutte le religioni hanno lo stesso legamecon lo stato e dove lo stato protegge i dirittiumani.

    Politiche per il pluralismo legaleIn molte società multiculturali le personeindigene e quelle appartenenti ad altrigruppi culturali hanno insistito per ottenereil riconoscimento dei loro sistemi legali tradizionali,al fine di poter avere accesso allagiustizia. Fra queste rivestono un ruolo prioritario quelle di tipo economico, ma non possono essere dimenticate le ragioni politiche. Questa precisazione permette di distinguere il migrante propriamente detto dal profugo o dal rifugiato.

    I confini tra la scelta volontaria del primo e quella forzata dei secondi non sono del tutto nitidi. Le Nazioni Unite, tuttavia, hanno fornito definizioni che permettono di discernere le due categorie. In particolare, da un lato, la Divisione statistica del Dipartimento per gli Affari economici e sociali 1 Undesa, acronimo dellinglese United Nations Department of Economic and Social Affairs enuncia: Un migrante una persona che si spostata in un Paese diverso da quello di residenza abituale e che vive in quel Paese da pi di un anno 2.

    La definizione evidenzia almeno tre elementi: lo spostamento da uno Stato ad un altro, tale altro Stato deve essere diverso da quello di abituale residenza, La Divisione statistica si occupa di raccogliere dati e informazioni per lUndesa, il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari economici e sociali, facente capo al Segretario generale dellOnu.

    A long-term migrant should be defined as person who moves to a Country other than that of his or her usual residence for a period of at least a year. Dallaltro, la Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del , promossa dallAlto commissariato per i Rifugiati 3 Unhcr, acronimo della dicitura inglese United Nations High Commissioner for Refugees , stabilisce: [Un rifugiato ] chiunque, per fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalit, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinione politica, si trovi fuori del Paese di cui ha la cittadinanza e non pu oppure, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di questo Paese 4.

    Infine, si devono distinguere i flussi interni da quelli esterni: i primi si hanno dentro i confini di un determinato Stato; i secondi, di converso, attraversano le frontiere fra due o pi Paesi.

    In questo ultimo caso si parla anche di movimenti migratori internazionali. Se laumento delle superfici coltivate e lurbanizzazione hanno ristretto di molto il margine delle migrazioni interne, il dibattito su quelle internazionali vivo e controverso. Il genere umano, fin dallantichit, ha sempre dimostrato una propensione alle migrazioni, a spostarsi dal territorio di origine per andare alla scoperta di nuovi luoghi.

    Quando, ad esempio, una mutazione genetica rafforzava la specie o uninnovazione culturale permetteva di migliorare laccesso al cibo o le condizioni di vita e, conseguentemente, conduceva a un incremento della popolazione, una parte del gruppo tendeva a staccarsi per ricercare nuovi spazi e vivere nuove esperienze. LAlto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati unagenzia specializzata dellOnu, creata dalla risoluzione n.

    Articolo 1: the term refugee should apply to any person who: [] owing to well-founded fear of being persecuted for reasons of race, religion, nationality, membership of a particular social group or political opinion, is outside the Country of his nationality and is unable or, owing to such fear, is unwilling to avail himself of the protection of that Country.

    Il caso pi rappresentativo a tal proposito stato certamente il flusso schiavista che, dal XVII secolo, ha condotto forzosamente oltre sette milioni di schiavi di colore dal golfo di Guinea in Africa verso le coste meridionali del continente nord-americano.

    Quello che pu essere considerato il primo traffico clandestino di esseri umani, di fatto, ha contribuito alla formazione di ci che comunemente viene definito il melting-pot statunitense. Altri fenomeni di migrazione di massa, tuttavia, possono essere ricordati. Tali movimenti hanno riguardato sia ambiti culturali notevolmente diversi tra loro, ed questo il caso dei cinesi emigrati in Malaysia dove attualmente controllano leconomia del Paese con le loro attivit industriali e commerciali e rappresentano quasi la met della popolazione, sia universi culturali simili, e ci si riferisce principalmente alla corrente migratoria intervenuta fra lEuropa e gli Stati Uniti fra lOttocento e il Novecento.

    LEuropa, da terra di emigrazione a nuova Eldorado A. I flussi migratori nel Vecchio Continente La questione migratoria in Europa stata e continua a essere particolarmente sentita.

    Per secoli, infatti, il Vecchio Continente stato il punto di partenza dal quale salpavano navi cariche di persone fiduciose in un nuovo avvenire e dirette verso le coste degli Stati Uniti o dellAmerica latina.

    Negli ultimi decenni, inoltre, il fenomeno dellemigrazione di massa stato sostituito da quello dellimmigrazione. Dopo essere stata bacino di emigrazione per il continente americano, infatti, lEuropa si trasformata in una nuova Eldorado per i migranti. Le emigrazioni europee Fra il e il pi di cinquanta milioni di europei abbandonarono il Vecchio Continente.

    Vaste categorie di cittadini, espulsi dal mutare dei processi produttivi in patria, diedero vita a grandi movimenti migratori internazionali. E a poco servirono le strategie utilizzate da molti Stati volte a perseguire, anche con punizioni corporali e pene capitali, non solo chi cercava di uscire clandestinamente dal Paese, ma pure chi faceva opera di proselitismo e aiutava a espatriare.

    Paradigmatico il caso del Regno Unito, dove il divieto di espatrio per i lavoratori specializzati rest in vigore fino alla met del XIX secolo. Oggi il museo dellimmigrazione stabilito a Ellis Island, a New York, testimonia lelevato numero di cittadini europei, in principio britannici, legati allex colonia ribelle dal retaggio coloniale, e irlandesi, poi tedeschi e scandinavi, infine italiani, che hanno tentato la fortuna nel Nuovo Mondo. Questo enorme flusso migratorio prese il via in Irlanda, dopo che una terribile carestia causata dalla peronospora, un fungo parassita della patata, distrusse la principale fonte di nutrimento di quel Paese fra il e il , lasciando cos senza cibo e senza 17 lavoro milioni di irlandesi.

    Le conseguenze di questa grave penuria furono disastrose: duecentocinquantamila residenti morirono di stenti e di fame e un milione fu costretto ad emigrare. Al gruppo etnico irlandese, poi, fecero seguito quello tedesco e, ancora, le popolazioni dellEuropa meridionale, anchesse costrette ad affrontare unagricoltura in crisi.

    Il sogno del self-made man spingeva molti europei ad affrontare le insidie di un viaggio pericoloso e lungo. Lo scrittore Henry James, visitando Ellis Island, che, fino allanno della sua chiusura avvenuta nel , pu essere considerato il primo centro di permanenza temporaneo moderno, raccontava come alla fine del XIX secolo gli immigrati fossero divisi, suddivisi, selezionati, perquisiti, affumicati, entrando nella societ come europei e uscendone come americani.

    Verso lAmerica latina andarono invece orientandosi italiani, francesi, spagnoli e portoghesi, mossi dallapparente facilit delle lingue parlate nel sub-continente i primi due gruppi, dalleredit coloniale i secondi due. Tutti e quattro i gruppi etnici, inoltre, erano affascinati dalla vastit delle terre inesplorate e dalle ricchezze delle stesse decantate nel Vecchio Continente.

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    Di conseguenza, per anni lEuropa stata pi preoccupata degli effetti dellemigrazione di massa che di quelli dellimmigrazione. Tale convinzione, risalente al XVII secolo, era un lascito del pensiero mercantilista che considerava la ricchezza demografica una delle principali fonti del potere politico e della crescita economica del Paese.

    Secondo le teorie demografiche mercantiliste, infatti, un aumento della popolazione avrebbe implicato maggiore ricchezza per il Paese, a causa dello sviluppo delle manifatture e del commercio, dellaumento dei profitti e del mantenimento di un basso livello dei salari che ne sarebbero derivati. Gli immigrati in Europa Nonostante le prove di autodistruzione di massa, legate a due conflitti mondiali combattuti sul territorio europeo, varie guerre civili interne agli Stati che hanno portato nella maggior parte dei casi allavvento di regimi autoritari e fenomeni di genocidio, a partire dallepoca della decolonizzazione il continente europeo ha cominciato a esercitare il suo attuale potere attrattivo e si cos giunti a contare 18 cinquecento milioni di persone nel , ben centocinquanta milioni in pi rispetto al 5.

    Il fenomeno dellimmigrazione comincia, quindi, a inquietare le istituzioni europee; prova di tale preoccupazione strisciante la progressiva maggiore attenzione rivolta alla politica migratoria dai trattati comunitari e dai vertici europei. Cos come si differenzia fra migrazioni interne e migrazioni internazionali, per, devono essere distinte due fasi dellimmigrazione in Europa.

    Una prima fase, caratterizzata da flussi migratori interni agli Stati membri della Comunit, corrisponderebbe al fenomeno della migrazione interna; mentre una seconda tappa, in cui i movimenti provengono per lo pi da Stati terzi, sarebbe conforme alle migrazioni esterne. Le immigrazioni interne Fino alla caduta del muro di Berlino il Paese principalmente interessato dal fenomeno migratorio stato la Germania occidentale. Annualmente, infatti, milioni di tedeschi dellest cercavano di superare lo stretto controllo esercitato dalla Stasi, il Ministero per la Sicurezza di Stato della Repubblica democratica tedesca, per entrare nella Repubblica federale.

    A questi si aggiungevano coloro che provenivano dagli Stati dellEuropa orientale, satelliti del regime sovietico. La Repubblica federale, gi allindomani della sua istituzione, presentava una politica della forza-lavoro distinta da quella dellimmigrazione. Le persone provenienti dallEuropa dellest, infatti, erano considerate Vertriebene, cio tedeschi come gli altri, anzi tedeschi pi duramente colpiti dalla tragedia della sconfitta e delloccupazione straniera.

    Tali soggetti non andavano alla ricerca di un lavoro, ma si muovevano per ritrovare la patria perduta. Al contrario, lungo lasse sud-nord del continente europeo si spostavano coloro che erano alla ricerca di un lavoro e che venivano considerati necessari allo sviluppo della dinamica economia tedesca del dopoguerra, ma al tempo stesso un fenomeno temporaneo da qui lappellativo di Gastarbeiter, lavoratori ospiti.

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    Tali previsioni apocalittiche, invece, oltre ad essere state circoscritte in alcuni Stati da disposizioni transitorie che potenzialmente limitavano la libera circolazione delle persone provenienti da tali Paesi per un periodo di tempo variabile 6 , sono state smentite dalla realt dei fatti.

    La Germania, per, ha effettivamente accolto, dal a oggi, 1,5 milioni di immigrati etnici di ritorno, provenienti dai territori dellest soprattutto da oltre la frontiera dellOder Neisse, dalla Polonia, dalla Bulgaria e dalla Turchia. Di converso, notevolmente aumentata limmigrazione extra-comunitaria. Fin dallingresso della Grecia nella Comunit economica europea, avvenuto nellormai lontano , si sempre paventato, in occasione di ogni allargamento della stessa, lo spauracchio dellinvasione del proprio Paese per opera dei cittadini dei nuovi Stati membri.

    Tali individui, infatti, godendo delle libert garantite dal trattato istitutivo, tra cui soprattutto la libera circolazione dei lavoratori, potevano spostarsi quasi senza alcun limite formale, se non quello relativo alleffettiva esistenza di unoccupazione, e risiedere nel territorio di un altro Paese.

    Indicativo il caso dellormai proverbiale idraulico polacco che toglie il lavoro. La Francia, infatti, si opposta alla direttiva Bolkenstein sulla liberalizzazione dei servizi, affermando che lidraulico polacco costituisce un pericolo per il mercato francese.

    La paura dellignoto, del cambiamento, degli stranieri in questo caso stata cos forte che si ignorata la vera natura del fenomeno, palesata invece dal Primo Ministro polacco che ha sottolineato come tale categoria in Francia non sia diffusa e che al contrario si necessiterebbero idraulici francesi in Polonia. La liberalizzazione e lapertura, dunque, costituirebbero un elemento positivo per entrambi i Paesi, sia per gli Stati industrializzati e ricchi della cosiddetta Europa a 15 sia per quelli di recente adesione.

    Uno Stato che entra a far parte dellassetto comunitario, in effetti, deve rispettare i cosiddetti criteri di Copenaghen. Tra questi, rivestono un ruolo fondamentale quello politico e quello economico.

    Il primo prescrive la necessit del rispetto dei diritti umani e delle libert fondamentali, dello stato di diritto, nonch 6 RIGO, Europa di confine: trasformazioni della cittadinanza nellUnione allargata, Roma, Gli immigrati, in questo modo, non saranno pi spinti ad abbandonare il loro Paese.

    Non verranno attirati pi dal mito di uno Stato moderno e democratico perch lintegrazione del proprio Paese nel sistema comunitario lo ha trasformato in uno Stato esso stesso moderno e democratico. Le migrazioni interne agli Stati dellUe, dunque, di fatto, cessano quando lo Stato entra a far parte della stessa. Se un cittadino comunitario decide in ogni caso di allontanarsi dalla propria patria per recarsi in un altro Stato, nella quasi totalit dei casi lo fa per motivi di prestigio personale.

    Perch, ad esempio, vuole vivere unesperienza allestero, trovare unoccupazione stimolante, vedersi aumentato il suo livello salariale. Un altro tipo di migrazione intra-comunitaria, svincolata dal mercato del lavoro, riguarda quelle persone, in genere anziane e ricche, che tendono a trasferirsi dai Paesi freddi del settentrione del continente a quelli caldi del meridione per passarvi alcuni mesi dellanno, ma a volte anche per stabilirvisi definitivamente.

    Si assiste a un grande afflusso di tedeschi e scandinavi soprattutto verso la Costa del Sol e le isole Canarie in Spagna, la regione dellAlgarve in Portogallo o la costa romagnola e la Toscana in Italia. LUnione europea, quindi, ha fatto cessare il fenomeno migratorio interno propriamente detto. In definitiva, cessa limmigrazione e comincia, invece, lintegrazione economica. Le immigrazioni esterne Anche nel primo periodo, quello che va dalla creazione della Comunit economica europea alla riunificazione delle due Repubbliche tedesche, tuttavia, si sono avuti casi di immigrazioni esterne.

    Non si devono dimenticare, infatti, le forti ondate migratorie che hanno colpito Paesi ex-coloniali, come il Regno Unito e la Francia, entrambi destinatari di flussi di popolazioni provenienti dalle loro ex colonie Asia orientale per la Gran Bretagna, in particolare India e Pakistan; Africa settentrionale per la Francia 7.